DSCF2759L’arte barocca martinese iniziò a germogliare già dal XVI secolo e si protrasse fino agli inizi del XIX, quando il barocco esplose a Martina e si cominciarono a costruire le chiese di San Martino e San Domenico. La bellezza di Martina venne affidata ad autentici ricamatori della pietra locale: quella pietra  bianca che ben si presta alla lavorazione e che una volta indurita assume quel particolare colore ambrato rimasto intatto sui fastosi monumenti del centro storico. Finestre e balconi sono i punti di massima concentrazione delle decorazioni, lì dove maestri e scalpellini hanno saputo ereditare dall’esperienza della vicina Lecce, la padronanza del linguaggio artistico scultoreo. L’arte barocca è quella dominante ma non mancano stili artistici minori, come l’architettura spontanea e popolare che caratterizza le bianche abitazioni del centro storico. Non nasce dall’esperienza intellettuale di architetti di fama, ma è un’architettura povera realizzata dalle mani laboriose dei cittadini. La tecnica dominante è la calce bianca e il bianco dorato della pietra.

 

Gli storici dell’arte indicavano come lapicidi gli artigiani medievali che incidevano le iscrizioni nel marmo, talvolta seguendo il disegno tracciato da altri e, per  estensione il termine passò a tutti gli anonimi artisti e artigiani ai quali si deve la scultura, soprattutto decorativa e architettonica, che integra le opere di architettura del loro tempo, in capitelli, portali, bassorilievi. I nomi di alcuni esponenti della finora anonima e corposa legione di questi geniali interpreti, che hanno lasciato sublimi segni della loro arte in molti paesi di Puglia, sono recentemente riemersi dagli archivi.

DSCF2771Nel XVIII secolo gli scalpellini, o maestri della pietra e della polvere bianca martinese erano tutti estrosi artigiani, spesso definiti veri e propri scultori. Erano tutti, o quasi tutti, titolari e consoci in imprese edili cittadine, e capaci sia di realizzare complesse opere di muratura (maestri di cucchiara), sia di scolpire aggraziate e leziose decorazioni per le stesse. Dalle loro mani uscivano opere architettoniche raffinate, eleganti, barocche, ma anche rustiche, semplici, baroccheggianti  che ancora oggi arricchiscono e abbelliscono il centro cittadino di Martina Franca e le masserie sparse sul territorio.

Gli artieri, scalpellini e scultori, che in quegli anni s’imposero a Martina erano: Francesco Buonfrate; Giuseppe Antonio e Domenico Bruno; Giuseppe Lorenzo, Matteo, Paolo e Stefano Chirulli; Carlo e Michele Cito; Giuseppe e Vincenzo De Cesare; Martino Lorenzo Ippolito; Giuseppe Mastrovito; Giuseppe Fasano, attivo anche a Ostuni dal 1748; Angelo (nato nel 1721) e Vito Micheli (nato nel 1727); Francesco Palomma; l’ingegnere e scultore barese Giuseppe Morgese e i suoi figli; lo scultore napoletano  Pasquale  Montanini che realizzò le parti scultoree della Collegiata di San Martino e di Palazzo Fanelli e il capo mastro di Ostuni  Nicola Antonio Maldarella  che lavorarono sia nella ricostruzione della Chiesa dei Domenicani, sia nella Collegiata. Furono richiamati a Martina anche molti maestri della pietra leccese. Le opere scultoree più esaltanti della Martina rococò, invece, si devono a un prestigioso artista napoletano: Giuseppe Sanmartino (1720-1793), che nel 1773 realizzò in marmo bianco a figura intera le statue allegoriche della Carità e dell’Abbondanza, collocate sui corni del sontuoso altare maggiore della Collegiata.

Il rilevante fermento artistico della Martina rococò subì una brusca e improvvisa interruzione nel primo decennio dell’Ottocento per effetto della crisi socio-economica abbattutasi sulla città..

Una timida inversione di tendenza, tuttora senza soluzione di continuità, si è registrata solo a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso.

Le più svariate fantasie barocche espresse sopratttutto nei decori e fregi di colonne, lesene, balconi, finestre, mascheroni, cariatidi e telamoni, mensole, modiglioni e beccatelli ritrovano apprezzamenti e ammiratori.

DSCF2756Recuperare e non far disperdere questa arte magica di far vivere la pietra è l’intento di pietrAtipika. Nella ottima malleabilità della pietra martinese e nelle sfumature color sabbia e dorate del suo bianco si  esprime al meglio la leggiadria della terra pugliese.

L’estrazione e la lavorazione artigianale della pietra calcarea bianca di Martina Franca, della pietra di Trani e dei marmi più belli consente a pietrAtipika di produrre manufatti decorativi e strutturali di ispirazione  artigianale come caminetti, tavolini, apliques, cornici, stipiti per porte e finestre, particolari d’arredo, balaustre, oblò, colonne, arredo urbano e da giardino, particolari artistici come mascheroni e stemmi in grado di dare un tocco di eleganza e distinzione sia ad abitazioni moderne sia nel recupero di abitazioni tradizionali.

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